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giovedì 17 dicembre 2009

Parlare in pubblico senza stress

Ormai mi sono lanciata. Forse perché l'argomento mi sta a cuore.
E' uno di quelli che mi appassionano di più.
In fondo pochi viaggi sono più interessanti di quello che ciascuno di noi, tra mille difficoltà, compie dentro se stesso.

Lo scopo di questo ebook è dare chiavi di interpretazione e tecniche utili a gestire le nostre emozioni piuttosto che lasciare che ci sopraffacciano e alla fine, esausti, decidere di eliminarle.

Tutto quello che troverete in questo ebook è stato sperimentato da me e da Stefano Principato in tutti questi anni. A sentire dai feedback che riceviamo nelle occasioni pubbliche in cui ci capita di trovarci... hanno funzionato!

Si puo scaricare da qui.

giovedì 15 ottobre 2009

Il mio primo Ebook


Ci ho pensato a lungo. Pensato e ripensato. Rivisto, corretto, fatto e rifatto.
E alla fine è stato pronto.
E' il mio primo ebook. Parla dei principi guida della comunicazione, dei "fondamentali" come direbbero gli sportivi.
E' quello che so, che faccio e che insegno da vent'anni.
Si può scaricare da qui.

lunedì 25 agosto 2008

Avventura in mare


Sono tornata alla base. Mai come stavolta contenta di esserci.
Come immaginavo la vacanza in barca è stata molto interessante. Certo, non avrei mai pensato che lo sarebbe stata così tanto, ma come al solito la realtà supera le aspettative.
Man mano che passano i giorni rifletto e scopro nuovi aspetti e nuovi significati di quello che ho vissuto e ogni volta mi sento più fortunata.
A rendere tutto più interessante ci ha pensato il mare.
Ci siamo trovati in una situazione difficile, che ha avuto l'effetto di far emergere in modo ancora più clamoroso ed evidente quello che in barca succede già di default: le maschere cadono in fretta e la vera natura delle persone emerge alla velocità della luce.
36 ore di navigazione con il mare forza 6 e 30 nodi di vento sono decisamente tante. Per me di sicuro troppe: ho retto al mal di mare per 12 ore, poi ha vinto lui e mi ha messa ko.
Circostanze come quella ti fanno vedere chiaro quanto è importante il modo di pensare, il modo di reagire, il modo di "stare" e di intervenire.
Capisci cosa è utile pensare e cosa no, dove è meglio indirizzare le energie, come dosare le forze, come gestire tutti gli aspetti cruciali, che abisso di differenza c'è tra l'arroganza della sfida e l'umiltà dell'essere flessibili.
Siamo felicemente arrivati, alla fine: abbiamo cambiato obiettivo, per fortuna, e ci è andata bene.
Questa esperienza, intensissima, mi è servita a verificare e confermare alcune convinzioni:
1. paga essere flessibili: bisogna saper modificare priorità, atteggiamenti, obiettivi e tempi;
2. qualsiasi difficoltà è temporanea: prima o poi finisce;
3. qualsiasi circostanza può esserci avversa o alleata: siamo noi a scegliere come considerare quello che ci accade e ad agire di conseguenza;
4. è molto più utile pensare a quello che si vuole ottenere piuttosto che a ciò da cui si vuole fuggire o che si vuole evitare;
5. chiunque di noi ha infinite capacità e possibilità: se ci credessimo e le manifestassimo spontaneamente non avremmo bisogno di circostanze estreme per far emergere tutto il nostro potenziale.

mercoledì 9 luglio 2008

Siamo quello che pensiamo


Entusiasmante, oltre che estremamente attuale, questa presentazione sul potere creativo dei pensieri.
Condivido e sottoscrivo il contenuto, e rifletto sul fatto che il richiamo alla responsabilità personale del proprio destino e di quello di ciò che abbiamo intorno stia risuonando sempre più forte.
Il punto di vista contenuto in questa presentazione può apparire inverosimile, o addirittura vagamente velleitario.
Eppure se solo smettiamo di preoccuparci di prendere le distanze da ciò che non ci piace della nostra vita e lo assumiamo come nostra creazione, e se solo cominciamo a pensare a quello che vogliamo piuttosto che a quello che non vogliamo.... bè, allora.... non ci sono limiti a quello che possiamo essere e realizzare!

lunedì 7 luglio 2008

La rivincita dell'umanità

E' ricca di spunti di riflessione questa presentazione sui social media.
Mi è piaciuta molto la definizione del passaggio dal monologo al dialogo e l'inevitabile conclusione che l'unica politica possibile per il futuro delle aziende è quella dell'onestà.
I numeri descrivono la realtà in modo immediato ed efficacissimo.
Quindi:
200 milioni di blog
1 milione di video su Youtube
1,5 milioni di residenti in Second Life
indicano chiaramente la strada per il futuro.

Se poi ci mettiamo che il 14% crede alla pubblicità mentre il 78% crede ai consigli di altri consumatori, mi pare evidente che l'inarrestabile rivincita dell'umanità sul business sia ormai avviata. E a quanto pare non sarà così facile fermarla!

martedì 1 luglio 2008

Voglia di imparare


Molto bella questa presentazione di Frank Peters sulla voglia di imparare, o meglio su cosa ci aspettiamo di imparare. E' utile per chi insegna, come me, e per chi si dà da fare per cercare sempre qualcosa di nuovo.

giovedì 19 giugno 2008

La comunicazione è dialogo

Dialogare non è facile. Meglio fare da soli, litigare, obbligare, convincere, obbedire.
Dialogare non è informare, dirigere, ordinare, prevalere, dimostrare.
Dialogare significa essere disposti a cambiare qualcosa di se stessi, fare il primo passo, varcare una distanza, riconoscere la dignità dell’altro.

Il dialogo nasce dall’accettazione, dal riconoscimento della pari dignità delle persone e prevede la rinuncia alle presunte certezze e verità assolute in favore della relazione.

Dialogare non significa necessariamente amare l’altro, o condividerne le ragioni, ma accoglierlo così com’è, ascoltarlo e capire il suo mondo, comprendere il suo punto di vista non filtrandolo attraverso il nostro.

Per parlare con gli altri dobbiamo prima parlare con noi stessi. Dobbiamo ammettere e riconoscere che la nostra educazione, la nostra cultura, tutto il nostro ambiente ci rendono inevitabilmente vittime di pregiudizi e stereotipi. Dobbiamo considerare relativo, e quindi mutevole, qualcosa che siamo abituati a pensare come assoluto. L’ideale è essere così forti da non rimanere attaccati alle nostre opinioni e vincere la paura dell’imprevisto.

E allora saremo capaci di parlare e agire non per prevalere o “dimostrare di avere ragione” ma per riflettere, imparare, condividere un altro pezzo di strada del nostro percorso umano, personale e collettivo.

martedì 17 giugno 2008

L'arte di ascoltare

Sappiamo tutti che alla base della buona comunicazione c’è la capacità di ascoltare.
E siamo tutti convinti di esserne capaci.

Sicuri? Sicurissimi? Sempre? Anche quando andiamo di corsa? Anche quando stiamo leggendo una mail, rispondendo al telefono e ci arriva un sms?

E quando siamo concentrati sul nostro interlocutore, riusciamo a tenere ferma la mente e a non pensare a cosa gli risponderemo tra poco?

Ascoltare è molto diverso da “sentire. E’ molto lontano anche da “rispondere”, lontanissimo da “replicare”. L’opposto di “discutere”.

E allora vale la pena di fare un po’ di ordine, e di raccogliere qualche consiglio, una check list che ci serva a verificare quanto e quando stiamo veramente ascoltando.

Ascolto attivo significa:

sospendere i giudizi, non definire l'interlocutore o quello che dice. Dobbiamo solo seguire il suo pensiero, ascoltate per capire e non per giudicare;

osservare ed ascoltare, raccogliendo tutte le informazioni necessarie sulla situazione contingente;

mettersi nei panni dell'altro, cercare di assumere il punto di vista del proprio interlocutore e condividendo le sensazioni che manifesta;

verificare la comprensione, facendo domande, parafrasando, chiarendo, riassumendo ciò che abbiamo capito o gli aspetti concreti di ciò che l’interlocutore ci ha detto.

Marianella Sclavi ha scritto queste divertenti ''Sette Regole dell'Arte di Ascoltare'':
1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.

2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.

3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.

4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi.

5. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti,perché incongruenti con le proprie certezze.

6. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione interpersonale. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.

7. Per divenire esperto nell'arte di ascoltare devi adottare un metodo umoristico. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l'umorismo viene da sè.

E per finire una carrellata sulle cattive abitudini (e pessima educazione) per riconoscere a colpo d'occhio di quelli che non ascoltano:
interrompono
saltano alle conclusioni
finiscono la frase al posto vostro
cambiano argomento di frequente
non fanno attenzione al linguaggio del corpo
non rispondono a ciò che gli avete detto
non fanno domande e non danno un feedback
cercano di convincervi con la logica
ridicolizzano
interpretano
consolano
danno ordini
mettono in guardia
vi fanno la predica.

Naturalmente queste sono cattive abitudini degli altri, non nostre... vero?

venerdì 13 giugno 2008

Il processo di comunicazione



Interessante questa presentazione sul processo di comunicazione, sopratutto nella parte che riguarda la percezione e le distorsioni.
Il che dimostra che fare una buona comunicazione non è semplice come sembra e che è pericoloso improvvisarsi "esperti", come purtroppo succede spesso.
Non basta, e può essere addirittura dannoso, un "bel vestito". E torna alla ribalta la questione di sempre, che divide generazioni di comunicatori: "viene prima l'uovo o la gallina"? Un bel modo di presentare può sopperire alla scarsità di contenuti?
Da stratega e progettista di comunicazione quale sono non ho dubbi: prima viene di destinatario, poi il messaggio, poi la scelta dello strumento e poi la "confezione".
Quindi: prima la sostanza e poi la forma.

martedì 10 giugno 2008

Il valore del dialogo


Molto bella questa presentazione sul valore dell'esperienza.
Parla di dialogo, di interazione, di confronto, di insegnare e di imparare, di parlare e di ascoltare.
Descrive un processo circolare, senza gerarchie o ruoli, in cui ogni singola persona è una risorsa, ogni conoscenza moltiplica il suo significato quando viene condivisa, ogni diversità è una ricchezza.
E mi viene in mente quanto dice una persona per me importantissima, Daisaku Ikeda "Un insieme di persone saldamente unite tra loro ha una potenza molto maggiore della semplice somma delle energie individuali."

mercoledì 4 giugno 2008

Errori su Internet

Sul sito della Ferpi si può trovare un interessante articolo intitolato "I sette peccati di internet"

Contiene i consigli di Olly Swanton, fondatore di Way to Blue, agenzia inglese leader in Europa nelle PR digitali, per avere successo sul web.
Di seguito una sintesi di quelli che Swanton identifica come errori frequenti nella comunicazione online.

Superbia
I media digitali non possono essere inseriti nel piano di comunicazione all'ultimo momento, né si può trasferire su di essi in modo pedissequo la strategia elaborata per i media offline.

Invidia
Nonostante le tentazioni, è utile mantenere la propria identità e i propri valori a dispetto dei successi degli altri.

Ira
E' meglio evitare di inserire messaggi online sulla spinta del momento. La strategia di comunicazione di solito è concepita a lungo termine. La comunicazione online dovrebbe essere concepita nello stesso modo.

Accidia
Da fuggire i messaggi retorici e ingannevoli. Meglio tacere. Trasparenza, onestà e schiettezza sono più faticose ma pagano di più. Il che vuole anche dire essere disposti a soddisfare le richieste di informazioni ulteriori rispetto a quelle fornite.

Avarizia
Una volta stabilito il dialogo, occorre mantenerlo offrendo nuovi contenuti e informazioni.

Gola
E' utile garantire un flusso costante delle informazioni, sempre nuove e diverse. La qualità è più importante della quantità.

Lussuria
Spiegare con termini semplici ciò che vogliono trasferire ai media, altrimenti può sembrare che ci si stia nascondendo dietro ai tecnicismi.

mercoledì 21 maggio 2008

Il senso della comunicazione d'impresa


Oggi parlare di comunicazione e scrittura ha un significato molto diverso da qualche anno fà.
Il ruolo e le funzioni della comunicazione d'impresa sono cambiate sotto i miei occhi in questi vent'anni di professione.
In queste slides trovate le tracce di questi cambiamenti, così come li ho vissuti e come li racconto ai miei studenti.

lunedì 19 maggio 2008

Intelligenza valorizzativa

"Quando vedono la grande quercia nella ghianda, le persone possono cambiare il futuro."
E' questo l'attacco del 2° capitolo del libro "Intelligenza valorizzativa" - "Vedere la grande quercia nella ghianda". Lo sto leggendo e mi sto appassionando alle storie e agli spunti che contiene.
Gli autori, Tojo Thatchenekery ( docente di Organizational Learning alla School of Public Policy della George Mason University) e Carol Metzker, (esperta di comunicazioni negli ambienti aziendali) definiscono Intelligenza Valorizzativa la capacità di alcune persone di ricontestualizzare la realtà per rivelare le possibilità nascoste nelle situazioni meno promettenti.
Presentandola, la definiscono attraverso cinque caratteristiche di base:
1. la capacità di vedere la realtà come qualcosa che possiede un alto valore, indipendentemente dal valore apparente;
2. la capacità di apprezzare le persone, di vedere e rivelare il valore nascosto negli altri e di guardare al di là degli stereotipi;
3. la perseveranza e la convinzione che è possibile raggiungere un obiettivo come risultato delle proprie azioni;
4. la tolleranza per l'incertezza;
5. una irrefrenabile capacità di ripresa dopo una crisi.
Il libro contiene i risultati delle ricerche condotte dagli autori e moltissimi casi aziendali che illustrano le applicazioni pratiche dell'intelligenza valorizzativa e cioè di come le persone abbiano la capacità di trasformare situazioni difficili in occasioni di crescita.
Mi pare giusto iniziare la settimana ricordando a noi stessi che nell'universo della nostra umanità le risorse sono molte di più, e molto più potenti, di quello che siamo capaci di credere.
Marcel Proust scrisse:"Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi."
Buona settimana!

giovedì 15 maggio 2008

Ecologia delle relazioni

Ho tratto, e adattato, questi punti dai Dieci paradossi dell’ecologia delle relazioni
di Marco Geronimi Stoll con Francesco Betti.
Sono stati pensati per gli insegnanti nei riguardi dei bambini, ma a pensarci bene vanno benissimo anche per i comunicatori e, in generale, agli adulti.
Mi sono piaciute la franchezza e la freschezza di queste considerazioni e consigli, perché vanno dritto al punto, parlano chiaro e, soprattutto, fanno riflettere.

Nessuno può obbligare un altro a pensare un certo pensiero.
La mente di ciascuno è un luogo misterioso e complesso, di cui sappiamo solo una cosa certa: sicuramente non è uno statico magazzino di nozioni.
Ogni novità, anche la più minuscola, muove tutto l’universo misterioso della nostra mente.
Quindi niente può essere “insegnato”, tutto può essere “appreso”.

La comunicazione: o è reciproca o non è.
Quando un bambino acquisisce un’ informazione, (cioè gli si creano “differenze in mente”), contemporaneamente “insegna” qualcosa all’insegnante (cioè crea “differenze” nella mente del docente).
Morale: “se oggi non ho imparato niente dai bambini è probabile che i bambini non abbiano imparato niente da me”.

Se sbagliando si impara, allora chi non sbaglia mai resterà ignorante.
La scuola è e deve essere il posto dove si impara a sbagliare.
La più preziosa dote di un buon insegnante è saper dire “tu stai sbagliando” sottintendendo “che bello: adesso hai un’occasione per migliorarti”
(...) Non è così anche tra adulti? Chiunque di noi, se non si sente accettato in un ambiente, non può migliorare le sue parti imperfette: può solo nasconderle.

Il miglior modo per valorizzare i bambini è farli valorizzare tra loro.
Tutti questi figli unici, ebbri di solitudine televisiva, con genitori indaffarati... il loro sforzo strenuo è farsi vedere da un grande: quante spiritosaggini, bizze, ricattini, spiate, provocazioni...
(...) Uno dei mezzi per dare una svolta a questa situazione è abituarli ad ascoltarsi reciprocamente quando parlano.

Molto meglio non essere un insegnante troppo bravo.
Se siamo troppo sicuri di una teoria o di un metodo, finiamo col vedere solo quello che vogliamo. In una testa troppo “piena” di teorie e di opinioni non c’è il posto per ricevere modificazioni dall'ambiente. Così, qualche volta, “bravi” diventa il contrario di “capaci”.
Risultato: persone che hanno molte cose da dire a volte non riescono a comunicarle perché non riescono ad ascoltare gli altri.

Se diciamo a un bambino “in questo non riesci”, lui ci ubbidirà.
Ciascuno si adegua inconsciamente alle attese degli altri.
Se, credendo di incoraggiarlo, diciamo ad un bambino “tu con le divisioni sei proprio un disastro”, (o se tradiamo tale pensiero non verbalmente) probabilmente egli si adeguerà alle nostre aspettative e avrà guai con le divisioni anche all’Università.
Se invece ci aspettiamo dai bambini risultati positivi (e convincercene è un condizionamento interiore, nostro personale) allora molte cose potranno migliorare.
E’ il noto “effetto Pigmalione”, che somiglia ad una più famosa e prosaica “legge di Murphy”: se ti aspetti che qualcuno possa combinare un errore, sicuramente ciò accadrà.

Morale:
Quando state stendendo la programmazione annuale non chiedetevi solo “cosa voglio insegnare”; chiedetevi anche: “Quest’anno, cosa voglio imparare?”

giovedì 1 maggio 2008

Comunicazione non verbale

Sondaggio: cosa vi fa venire in mente questa foto? O meglio: cosa suggerisce la postura di Clinton? Questa è solo una delle innumerevoli dimostrazioni di quanto il linguaggio del corpo sia molto più eloquente di quanto si pensi! Ogni volta che le persone si trovano faccia a faccia avviene uno scambio di informazioni e una interazione a livello relazionale.
La componente verbale assolve alla funzione cognitiva mentre la componente non verbale è il linguaggio della relazione.
La componente non verbale è meno controllabile razionalmente e fornisce informazioni aggiuntive rispetto alla comunicazione verbale.
Se tra le due componenti c’è incoerenza può succedere che la comunicazione non verbale arrivi a smentire quella verbale.
Quando ci troviamo di fronte a qualcuno, di quello che percepiamo ci rimane impresso:
Fisionomia 55%:
comportamento spaziale, movimenti del corpo, espressione del volto
Suono 38%: paralinguaggio.
Parole 7%.
Nel sito Mistermedia una divertente galleria di personaggi (politici, attori ecc.) di cui vengono analizzate tutte le componenti della comunicazione e vengono proposte interessanti riflessioni circa la sua efficacia.

mercoledì 30 aprile 2008

Definizioni di realtà


Ovvero... se vuoi le risposte impara a fare le domande!
Le parole servono, prima di tutto, a definire la realtà. E quindi anche i problemi.
La buona definizione di un problema aiuta enormemente a procedere verso la soluzione.
Umberto Santucci, ottimo comunicatore che ho avuto la fortuna di conoscere e da cui ho imparato moltissimo, si sta dedicando da anni proprio a questo: l'arte di definire i problemi.
Geniale il modo in cui presenta il suo lavoro. "Se hai qualche problema ti aiuto a risolverlo. Se non ce l'hai ti aiuto a crearlo."
E' uno degli esempi più riusciti di come, usando bene le parole, si possa organizzare il pensiero e l'azione senza lasciarsi soverchiare dalla realtà.

mercoledì 23 aprile 2008

Comunicazione strategica


Molto ben fatta questa presentazione sui concetti chiave della comunicazione efficace.
Contiene tutti i principi ispiratori della buona comunicazione, cioè dei presupposti naturali della buona scrittura.



lunedì 21 aprile 2008

Buona comunicazione

Sabato e domenica scorsi ho frequentato il corso Alitalia Voglia di volare.
Oltre ad esprimere apprezzamento e gratitudine a Luca Evangelisti, Ilaria Petrini, Stefano Cignoni e Alberto Colautti, lo segnalo come esempio di buona comunicazione, e cioè di come si può usare bene la comunicazione partendo dal punto di vista dei destinatari e avendo chiari gli obiettivi da raggiungere.
Quando un problema viene impostato così e ci sono le competenze per scegliere il modo di affrontarlo è molto più probabile che i risultati si raggiungano in breve tempo.
E così è stato in questa occasione: 15 persone terrorizzate all'idea di salire su un aereo hanno raggiunto e superato gli obiettivi che si erano date. Per alcuni si trattava di riuscire a salire sull'aereo, per altre di arrivare ad allacciare la cintura, per altre ancora di riuscire a partire.
E' andata finire che non solo ci siamo riusciti tutti ma ci siamo anche divertiti da morire!